giovedì 20 agosto 2015

Coldiretti: vola la birra Italiana all'estero (+27%), soprattutto nel Regno unito

Volano le esportazioni di birra italiana all’estero con un aumento del 27 per cento in quantità nel 2015 rispetto all’anno precedente, con quasi la metà della spedizioni dirette nel Regno Unito dove nei pub si diffonde la presenza delle produzioni artigianali nostrane. E’ quanto emerge da  una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi i primi cinque mesi del 2015 nel sottolineare l'importanza del palcoscenico internazionale offerto da Expo. 


Si tratta di un risultato – sottolinea la Coldiretti - che si è progressivamente consolidato con le esportazioni di birra dall’Italia nel mondo che sono triplicate negli ultimi dieci anni, in netta controtendenza rispetto alla crisi. 

A sostenere le esportazioni è infatti anche il boom nella produzione artigianale di birra Made in Italy che quando sono l’evoluzione di aziende agricole rappresentano l'autentica espressione del Made in Italy. Oltre a contribuire all’economia la birra artigianale rappresenta anche – prosegue la Coldiretti - una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i piu’ attivi nel settore con profonde innovazioni che vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i brewpub o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica. 

A sostenere la produzione italiana di birra ci sono poi le coltivazioni nazionale di orzo con una produzione di circa 860.000 tonnellate di orzo nel 2014 su una superficie complessiva investita di circa 226.000 ettari. Per quanto concerne la produzione di birra,  la filiera cerealicola unitamente al Ministero delle Politiche Agricole ipotizzano un impegno annuo di granella di orzo pari a circa 90.000 tonnellate. 

Da tempo Coldiretti ha stimolato, perseguito ed avviato la politica delle filiere corte del “Made in Italy” agroalimentare. Tale politica ha stimolato anche la nascita di talune iniziative progettuali nel segmento della birra artigianale o agricola avviando una nuova imprenditorialità costruita con l’impiego dell’orzo aziendale in un contesto produttivo a ciclo chiuso garantito dallo stesso agricoltore. 

In questa situazione di grande dinamicità, a supporto della trasparenza dell’informazione dei consumatori, è pero’ necessario - conclude la Coldiretti - qualificare le produzioni nazionali con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine, per evitare che vengano spacciati come Made in Italy produzioni straniere.

Birra: in Arizona al volante si può, ma solo se analcolica

C'è un bellissimo film che, fra tentativi d'evasione e situazioni surreali in un carcere (Le ali della libertà), racconta tra l'altro di come leggi e burocrazia nascondano spesso punti deboli di cui è facile approfittare. Se li si conosce, naturalmente.

Ora, cambiando inquadratura, avete presente la cinematografia americana e quel che succede quando un simpatico signore in divisa ferma un'auto e trova all'interno anche solo una bottiglia aperta di qualsiasi tipo di alcolico?

Apriti cielo. Fuoco e fiamme. Terremoto e traggedia (cit). Dovesse capitarvi, votatevi al santo protettore preferito: non è che vi sbattano in cella e gettino via la chiave, ma...

Ecco, tutto ciò a meno che non stiate sorseggiando una birra in Arizona. E attenzione che sia analcolica, mi raccomando. Già, perché la legislazione dello Stato del Grand Canyon ha una falla rispetto a tutti gli altri, che in pochi conoscono.


In pratica, la normativa in Arizona prevede sì che non si possa bere alla guida, né tanto meno tenere neppure una bottiglia aperta (anche senza berla) nell'abitacolo, ma parla di "liquore alcolico", ovvero di una bevanda con almeno 0.5 per cento di spirito in corpo. La birra analcolica, per le leggi dell'Arizona, è invece semplicemente una "bevanda analcolica", cioè con meno dello 0.5% di alcol. E quindi esula dalla ferrea normativa.

Ecco, ora potete anche andare in Arizona e tracannarvi birra analcolica a garganella seduti comodamente sulle poltrone della vostra Cadillac con corna di bisonte sul cofano.

martedì 18 agosto 2015

Quando la birra fa vincere le battaglie. Forse

Anno 1776, guerra d'Indipendenza. Da un lato gli americani, un esercito poco preparato, ma motivato dal sogno della conquista della libertà nazionale, dall'altro l'efficiente ma non così infervorata macchina bellica britannica, infarcita anche di mercenari professionisti assoldati dalla Germania.


Come sperare di battere in particolare questi ultimi? L'idea geniale fu del generale Washington: attaccare la mattina di Natale, considerando che i tedeschi la sera prima avrebbero largamente approfittato della disponibilità di birra in loco. Questo il celebre "grimaldello" della battaglia di Trenton, vinta dall'esercito a stelle e strisce.

Con un finale a sorpresa, però. Fra i mille mercenari tedeschi catturati... non ce n'era uno che non fosse sobrio! In realtà, bastò la fiducia di Washington nel suo piano per dare lo slancio decisivo e riuscire a cogliere il nemico impreparato.

domenica 16 agosto 2015

La Corea del Nord cerca investitori stranieri per una nuova fabbrica di birra

La Corea del Nord sta cercando investitori stranieri per finanziare una nuova fabbrica di birra a Wonsan, città portuale orientale, dove il leader Kim Jong-Un ha grandi ambizioni di sviluppo.

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un
Da reperire, 150 milioni di dollari in fondi esteri, anche per la fabbrica di birra. Pyongyang vorrebbe dar vita a una nuova Honk Hong: in realtà in Corea del Nord esistono già più di 20 aree economiche a statuto speciale (permettono addirittura anche a soggetti esteri di citare in giudizio lo Stato in caso di rottura di un contratto). Molti potenziali investitori sono però scoraggiati dall'isolamento del governo di Pyongyang, sottoposto a sanzioni pesanti dalla comunità internazionale soprattutto per via del proprio programma nucleare. 

La fabbrica di birra avrebbe lo scopo di produrre 50 milioni di litri di birra all'anno: 20 milioni di litri di birra alla spina, e 30 milioni di litri in bottiglie... di plastica! La domanda interna, infatti, cresce e molte città della Corea del Nord hanno cominciato a produrre proprie birre, nonostante la leader del Mercato nazionale resti comunque la lager Taedonggang  (spesso descritta come più "saporita" rispetto ad analoghi della Corea del Sud, cosa che non è mai andata giù a Seoul).

venerdì 14 agosto 2015

Chi vuole 4mila lattine di birra?

Va in pensione dopo 44 anni di onorata carriera. La sua eredità? Ben 4mila lattine di birra.


E' la storia del baffuto proprietario del famoso negozio di liquori Orlanda, a Rotterdam, lungo la centralissima Oude Binnenweg. Il 67enne commerciante - meglio noto ai propri clienti come "Il re di Orlanda" - a settembre abbasserà per l'ultima volta la saracinesca.

Nessuno sembra prenderà dalle sue mani il testimone, così il "re" ha messo all'asta su Internet il suo "tesoro", 4mila lattine di birra, più preziose per i collezionisti che per i degustatori. Pezzi unici provenienti da diverse parti del mondo.

mercoledì 12 agosto 2015

Adulterio smascherato sui social? Fatti una birra per dimenticare...

Hai scoperto che tua moglie è iscritta a un sito di chat erotiche? Lei è entrata nel tuo WhatsApp e ha letto i tuoi messaggi scottanti? Hai lasciato il computer aperto su Facebook a casa? O, al femminile, il tuo ragazzo ha commentato la foto di una sua ex su Instagram?

Insomma, se hai passato una giornataccia sui social network, consolati con una birra. Questo lo slogan di una tagliente campagna pubblicitaria che arriva dal Brasile, giocata sul tema dell'adulterio in versione 2.0. Il marchio è Boca Maldita, lo slogan finale tranchant è: "Alcuni giorni si desidera solo dimenticare".

martedì 11 agosto 2015

Ha 110 anni e da 70 si beve tre birre al giorno

Agnes Fenton vive nel New Jersey e ha 110 anni. E da 70 si beve tre birre al giorno... Miller, pare (più un whiskyno, tanto per non farsi mancare nulla). Nata nel 1905, a detta dei medici gode di una salute fenomenale e legge i giornali ogni giorno. 


La sua città natale,  Englewood, per il suo compleanno ha addirittura istituito l'"Agnes Fenton Day". E le sono arrivati anche auguri speciali da un birrofilo d'eccezione: il presidente Barack Obama. Beh, auguri: "Una birra al giorno toglie il medico di torno"... forse. 

venerdì 17 luglio 2015

All'arrembaggio come i pirati su barche fatte di lattine di birra

Una giornata da capitan Jack Sparrow, solo con galeoni in forma ridotta e... fatti di lattine. Non fra i "Pirati dei Caraibi", ma a Darwin, Australia, dove ogni anno prende il via una regata riservata ad imbarcazioni realizzate appunto con contenitori in alluminio (birra per lo più, ma i maghi del fai-da-te spaziano con l'estro liberamente). 


Una cosa seria, comunque (se così si può dire): rigorosi presidi di salvataggio, kit per difendersi dai coccodrilli persino, fra le dotazioni. Eppure, non una regata "classica", il risvolto piratesco non è mancato: a metà, gli equipaggi sono andati all'arrembaggio l'uno dell'altro con pistole ad acqua e bombe d'acqua.

martedì 14 luglio 2015

Birra in casa al Polo Sud: ricercatore sorpreso e messo alla gogna

Allora, immaginate d'aver coronato un sogno precluso a molti, vale a dire fare un lavoro per il quale avete studiato e che vi piace. Il ricercatore scientifico, per esempio. Ma in un posto magari un "tantino" meno accogliente rispetto a una metropoli o a un luogo di villeggiatura alla moda. L'Antardide, per esempio.

Ora, immaginatevi lì fra ampolle, provette e macchinari vari, fuori un freddo polare (è proprio il caso di dirlo) e praticamente il nulla bianco attorno: altro che due passi fino al pub più vicino... Ah, mettete anche che, magari, di chimica e biologia "qualcosina" ci capite pure.


Nel vostro tempo libero non vi mettereste a fare la birra? E' esattamente quello che ha fatto uno dei 3200 ricercatori che ogni anno lavorano nelle stazioni di ricerca Usa in Antartide. Peccato che sia stato colto in flagrante da un inflessibile ispettore della National Science Foundation, che l'ha sorpreso con una sfilza di birre sotto al tavolo del suo laboratorio.

Apriti cielo. Un peccato capitale tale da "violare la politica del programma contro la presenza di alcol sui luoghi di lavoro". Ridicolo poi il fatto che il blitz sia nato dalla "soffiata" di un collega ricercatore precario, che evidentemente rosicava... 

Ad ogni modo dall'Nsf l'hanno messa giù dura, stigmatizzando la gestione "lassista" nelle basi di ricerca Usa al Polo Sud: "Test con l'etilometro sono raramente somministrati per determinare se i dipendenti sono intossicati. Il consumo di alcol è in grado di creare un comportamento imprevedibile, che porta a scontri e atti osceni". Praticamente laboratori di ricerca antartici come nel film "Animal House", insomma... ma per piacere.

domenica 5 luglio 2015

Stramberie birrarie: sempre nuovi modi per stappare una bottiglia


I carpentieri svizzeri e il trucco per aprire contemporaneamente cinque bottiglie di birra con altrettanti... righelli.


Bene, ma non è finita. Quest'altro invece s'è inventato una maniera ancor più stramba per aprire una bottiglia, ma non ve lo incorporo... se proprio siete curiosi andate a vedervelo QUI.

sabato 4 luglio 2015

Marketing: Google e birrificio canadese, matrimonio... nel frigo

Cosa non si fa per una birra. Per esempio, mettersi in fila davanti a un frigorifero spuntato all'improvviso in mezzo a una strada e "scassinarlo" (per arrivare a un bottino di lattine fresche) azzeccando un'insolita "combinazione": pronunciare "Io sono canadese" in almeno sei lingue diverse (anche in italiano, perché no). 


L'idea è simpatica, non così eccezionale, ma comunque da registrare quanto meno per l'inedita partnership d'eccezione - in occasione della festa nazionale canadese del primo luglio, nascita dello Stato nel 1867 - fra il produttore Molson e niente meno che Google, che ha messo a disposizione la tecnologia del suo famoso servizio Translate.


giovedì 2 luglio 2015

Ribollite riflessioni semantiche: dalla "falsa" birra artigianale alle feste "della" birra

Periodo un po' intenso. La calura frena un po' il blog. Oggi nessuna BirraNotizia, perdonerete solo qualche ribollita riflessione semantica ispirata dalla temperatura...

Della birra con "artigianale" in etichetta - invece prodotta da un birrificio industriale - sequestrata dai "rangers" nelle Marche (ma perchè poi la Forestale??) s'è molto dibattuto. Al di là del fatto in sè, soprattutto per provare (invano) a definire il termine "artigianale" (improprio, impreciso, approssimativo... ma al momento senza rivali in grado di fare di meglio). La battuta che più m'è piaciuta, fra le tante lette sulla Rete? "Parlare di 'falsa' birra artigianale è come dire di essere andati in vacanza sull'isola che non c'è".


E le "Feste della birra" estive? Il più delle volte feste "con" la birra, semmai... assumendo il fatto che parlare di festa "della" evochi (almeno in me) uno scenario ideale di tripudi e celebrazioni per la bevanda (e per chi la ama). E invece, in genere, quattro tipi di spine, magari neppure altrettanti stili diversi, birre ad alta fermentazione quasi per caso, la "rossa", la "doppio malto" e via dicendo. 

Chi ha tenuto ad apporre una "aggiunta", specificando "Festa della birra artigianale" s'è evidentemente autoconvinto - per deduzione - di spassarsela per un weekend su un'isola quindi del tutto illusoria... Dura oggi promuovere la cultura brassicola. Paradossalmente forse ancora di più.

lunedì 29 giugno 2015

Produrre birre acide senza rischi di contaminazione oggi si può?

Veneto Agricoltura è l'azienda regionale veneta che si occupa dei settori agricolo, forestale e agro-alimentare. La scorsa settimana ha diramato un comunicato dirompente, almeno potenzialmente per gli addetti ai lavori del settore birrario, e in particolare per gli artigiani virati negli ultimi anni verso una delle famiglie brassicole più antiche, ora tornate in voga: le birre acide.


Veneto Agricoltura ha annunciato che nei laboratori dell'Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Thiene (Vi), in collaborazione con BIOAGRO (azienda partecipata specializzata nella vendita di batteri lattici per applicazioni agro-alimentari), sono state effettuate ricerche per selezionare ceppi di Lactobacillus plantarum e di Pediococcus pentosaceus: "Due specie di batteri lattici da utilizzare per la produzione di birre caratteristiche per acidità, profumo, aroma e sapore - hanno spiegato - Sono stati selezionati ceppi di batteri lattici che non producono bioammine (sostanze tossiche che si possono trovare in molti alimenti fermentati).  Poi sono stati verificati anche due caratteri: assenza di produzione di EPS (EsoPoliSaccaridi, responsabili della 'malattia del filante'), e la sensibilità al luppolo, indispensabile per scongiurare la possibilità di 'contaminazione crociata' dei ceppi di batteri lattici, selezionati per la produzione di birre acide". 

Brasserie Cantillon, la più celebre fucina di birre acide al mondo
Dirompente la comunicazione, inversamente proporzionale (per il momento) l'entusiasmo suscitato negli appassionati del settore, la maggior parte dei quali hanno preferito prender con le pinze la notizia.

Il tema è, per carità, assolutamente attuale. Le birre acide sono da qualche tempo un trend nel mondo delle artigianali. E parlare di contaminazione, su questo fronte, è quasi scontato: uno dei problemi maggiori coi quali i birrai si trovano a fare i conti, nel misurarsi con le birre acide, è, infatti, il rischio che l'utilizzo di microorganismi (lieviti o lattobacilli) caratteristici per dar vita a quei determinati stili, finiscano per "contaminare" la produzione di tutte le altre tipologie brassate nello stesso ambiente (dalle birre pils alle belgian ale, dalle stout alle IPA) che invece di acido non hanno proprio nulla. E' ormai noto l'escamotage di un noto produttore artigianale italiano - per rendere l'idea - che per bypassare il problema ha deciso di dividere il birrificio in due, isolando entrambe le metà (dove si fanno birre acide e dove le "normali") e colorato addirittura con due colori diversi - blu e rosso - tutti gli attrezzi per la birrificazione nei due settori, per scongiurare scambi e contagi.

Botti per la maturazione di birre acide
Insomma, alla luce di tutto ciò, il lancio divulgato dal Vento parrebbe porsi come il proverbiale uovo di Colombo. I ricercatori sostengono che, utilizzando ceppi così selezionati, "si potrà procedere aggiungendo lo starter di batteri lattici prima della bollitura in mosto raffreddato a 30-35°C, ed ottenere così in sole 12-16 ore un deciso abbassamento di pH". Successivamente bollitura, luppolatura, raffreddamento ed inoculo del lievito, "concludendo così il processo di birrificazione in modo tradizionale".

Sarà davvero così? La materia è molto tecnica e appannaggio di una ristretta cerchia di "iniziati". Non resta ora che attendere le reazioni dei "guru" dell'alchimia brassicola in senso acido e saggiarne il peso. 

Dal canto suo, Veneto Agricoltura sembra talmente sicura delle proprie carte da ostentare una sicurezza abbagliante: "In questa maniera si produrranno nella birra gli effetti positivi (acidificazione e produzione di aromi), derivanti dal metabolismo dei batteri lattici, senza che questi possano inquinare altre produzioni di birre tradizionali nelle quali potrebbero provocare difetti: ciò rende quindi finalmente possibile per qualsiasi birrificio artigianale, anche tradizionale, produrre birre acide senza alcun rischio di contaminazione crociata con le altre birre", hanno concluso senza mezzi termini dall'azienda regionale. 

giovedì 25 giugno 2015

Ritorna a settembre la "Milano beer week"

Dopo il successo ottenuto dalla prima edizione organizzata a settembre 2014, la Milano Beer Week sta per tornare. La seconda edizione del primo "festival birrario diffuso" in città andrà in scena dal 21 al 27 settembre. 

Maurizio Maestrelli
«Alla Milano Beer Week non ci si può semplicemente iscrivere - spiega l’ideatore Maurizio Maestrelli, giornalista e beer writer - ma ci si sceglie a vicenda. Noi facciamo una selezione e, successivamente, una proposta. Il locale decide liberamente se entrare in questa specie di club oppure no. L’importante è condividere la filosofia del progetto».

La filosofia è presto detta: avvicinare al mondo delle birre il pubblico milanese. «Le buone birre non appartengono solo a una certa generazione o una specifica tipologia di persone - sottolinea Maestrelli - Noi pensiamo, anzi siamo sicuri di questa cosa, che le buone birre siano la bevanda più interclassista e trasversale esistente al mondo».

I preparativi per la seconda edizione della Milano Beer Week fervono (qui il sito www.milanobeerweek.it completamente rinnovato): in agenda, dalle degustazioni guidate da esperti, agli incontri con i birrai che saranno a Milano per l’occasione, dalle cene con abbinamento alle serate di musica, dalle mostre fotografiche ai tap takeover.

La birra caffè latte non piace ai politici del New Hampshire

L'imperial coffe stout "Founders Breakfast Stout" reca in etichetta un bambino intento a consumare la propria colazione. Caffè latte da un lato e una birra cremosa con sentori di caffè tostato dall'altro: il parallelismo è più che intuitivo.

Ma non piace. Almeno a una fetta di politici del New Hampshire convinta che il messaggio possa in qualche modo favorire la diffusione dell'alcol fra i minorenni (!). 

Ed è battaglia politica nello Stato del New England americano. A osteggiare un giro di vite legislativo ormai considerato inevitabile, un senatore repubblicano, titolare di un bar, che era riuscito qualche mese prima a coronare il sogno di poter finalmente vendere la "Founders Breakfast Stout" ai propri clienti, grazie a una parziale revisione del divieto di raffigurare minori in etichetta. Revisione che evidentemente era destinata ad aver vita breve...

mercoledì 24 giugno 2015

Con la birra di montagna... il gusto ci guadagna

Parafrasando in chiave brassicola uno storico spot del Caffè Splendid: con la birra di montagna... il gusto ci guadagna.

Cos'hanno in Comune i trentini BIRRIFICIO BIONOC' di Mezzano di Primiero, BIRRIFICIO RETHIA e LA BIRRA DI FIEMME, il piemontese BRASSERIA ALPINA, il toscano BIRRA AMIATA e il friulano FOGLIE D'ERBA?

Sono tutti birrifici "di montagna", nel senso che producono se non proprio ad alta quota, almeno ad una maggiore altitudine, rispetto alla media. Il che non è di per sè automaticamente indice di particolari segni distintivi, brassicolmente parlando, anche se qualità dell'aria e dell'acqua sono particolari sui quali i produttori montani tengono in genere a puntare.

Saranno tutti protagonisti, dal 17 al 19 luglio, nel cuore delle Dolomiti a “La Bira te Fascia”, primo Festival dedicato alla birra artigianale italiana di montagna, promosso dall'Associazione di Promozione Sociale ComunicArea con la collaborazione del Comitato Manifestazioni di Campitello e l’A.P.T della Val di Fassa.

Particolare curioso: al Festival tutti i materiali saranno tradotti anche in ladino, idioma storico locale.

lunedì 22 giugno 2015

Nuove mode, lo yoga in birrificio

Chissà che anche i birrifici nostrani non decidano presto di seguire le nuove mode d'Oltreoceano. L'ultima è il "BeerYoga", vale a dire praticare esercizi di rilassamento e meditazione (attraverso ginnastica e controllo della respirazione) direttamente in sala di cottura o in mezzo ai fermentatori.


L'idea è stata lanciata dalla Port City Brewing Company ad Alexandria, in Virginia, a un passo dalla capitale Whashington. Insomma, un modo per cavalcare il trend delle artigianali, accostandovi un'altra disciplina "cool", cioè altrettanto alla moda. "Solo" 15 dollari per una seduta e una pinta di birra. Eppure, in un attimo, altri birrifici della East coast hanno deciso di andare a ruota.

sabato 20 giugno 2015

La bufala della birra dedicata alla prima bandiera americana

La ricetta originale della Brown's Ale, birra dedicata alla prima e originale bandiera americana a stelle e strisce, recuperata tra le macerie del birrificio di Baltimora sul cui pavimento lo storico vessillo venne cucito nel 1812. 


Un ritrovamento eccezionale. E invece no. Non è vero nulla. Ma si tratta comunque di un geniale esperimento sociologico per testare  la capacità di ingannare la Rete confezionando su misura storie del tutto inventate, ancorchè affascinanti e in poco tempo virali.

L'esperimento porta la firma di T. Mills Kelly, professore emerito della George Mason University, che ai propri studenti ha commissionato una "bufala" davvero di classe, con tanto di video Youtube, interviste ad esperti, fonti documentarie trascritte e scannerizzate, ma soprattutto pagine Wikipedia redatte ad hoc a sostegno.

Tutto falso, però. Il gruppo ha preso ispirazione dal fatto che la prima bandiera degli Stati Uniti, la Star-Spangled Banner originale, venne cucita proprio sul pavimento di un birrificio di Baltimora, la Brown's Brewery, nel 1812.

Gli studenti di Kelly si sono inventati la storia del fortunoso recupero della dimenticata ricetta, hanno realizzato una pagina Wikipedia del birrificio, poi addirittura un sito ad hoc - - Beerof1812.com (ora trasformato in un report dell'esperimento stesso) - e hanno rilanciato sui social network lo scoop.

La bufala è andava avanti un bel po', prima di essere smascherata dagli stessi utenti del Web. Eppure, una bellissima storia comunque.

venerdì 19 giugno 2015

Quando, grazie alla birra, si aiutano le scuole

Hanno raggiunto quest’anno quota otto le lavagne multimediali donate alla scuola elementare di Misinto - in Brianza - dagli organizzatori della locale Festa della Birra, grazie al ricavato del tradizionale evento estivo della passata edizione.

foto MbNews.it
“Come ogni anno – spiega l’organizzatore Fabio Mondini – abbiamo devoluto parte del ricavato alla comunità, quest’anno oltre 20.000 euro. I fondi donati sono stati impiegati nel corso degli anni sempre per funzioni di interesse pubblico: nel 2011 per il rinnovo dell’aula d’informatica; nel 2012 per la sistemazione di due nuove aule; nel 2013 per l’impianto wireless nelle scuole elementari, per la sistemazione dell’area giochi e per la piantumazione di nuovi alberi sempre nel giardino delle scuole elementari; nel 2014 per il finanziamento della festa di Carnevale e di Natale, per il finanziamento di un defibrillatore, per l’acquisto di quattro lavagne e per alcune iniziative dell’oratorio”.

Non mancherà anche un concorso aperto ai bambini delle scuole elementari per la creazione delle etichette della “Birra di Misinto”, prodotta ad hoc da Kulmbacher, che sarà presentata per la prima volta nel corso dell’edizione 2015.

Il 20esimo anno della Bierfest si aprirà il 9 per concludersi il 19 luglio.

giovedì 18 giugno 2015

Quest'anno all'Oktoberfest infranta la soglia psicologica dei 10 euro a boccale

Sarà (anche) una soglia psicologica, ma fa comunque il suo effetto. Quest'anno all'Oktoberfest di Monaco di Baviera - in programma dal 19 settembre al 4 ottobre - sarà impossibile trovare il tradizionale boccale al di sotto del limite dei 10 euro. 


Anzi, un litro di birra tedesca alla spina costerà anche qualcosa in più: se l'anno scorso il range variava fra 9,70 e 10,10 euro a seconda del produttore, il tetto nel 2015 si sposterà fino a quota 10 euro e 40 centesimi (non che l'acqua costi tanto meno, in ogni caso... dato che sta a 8,03 euro al litro!).

martedì 16 giugno 2015

Birra augurale per spedizione artica del 1875 ritrovata e venduta a 5mila dollari

Nel lontano 1875, l'Inghilterra inviò ben due navi alla volta del Polo Nord. Ma la spedizione artica non piantò la classica bandierina sulla sommità della sfera terrestre, nè riuscì a centrare lo scopo iniziale prefissatosi (scoprire l'esistenza di un mare polare aperto): non abbastanza adeguati i mezzi a disposizione, in realtà, tanto tanto freddo (polare, è il caso di dirlo), in più ci si mise pure lo scorbuto a fiaccare gli uomini guidati dall'esploratore Sir George Nares. 


Portarono a casa almeno un'utile mappatura della costa della Groenlandia, oltre ad alcune bottiglie di una birra augurale - la "Allsopp Arctic Ale" - appositamente brassata per l'occasione e pensata per esser stappata alla meta. Una di queste, dopo 140 anni, è recentemente rispuntata da un impolverato scatolone in uno sperduto garage nella contea di Shropshire. Ed è stata messa all'asta, finendo per essere aggiudicata a un collezionista scozzese alla ragguardevole cifra di 3300 sterline (5131 dollari).

giovedì 4 giugno 2015

Nuove strane birre dal mondo: con punte di pino, pomodoro e carcasse di granchio

Sempre divertente andare in giro per il mondo (anche se solo virtualmente) a scovare le birre più strane che fanno capolino.

Tra le ultime, una birra che arriva dal Maine (negli Usa), dove Horn Brewing Company ha deciso di dar vita alla Greeenwarden, impreziosita da punte di abete rosso (che avrebbero caratteristiche, tra cui sentori resinosi, floreali, d'agrumi, simili ad alcune varietà di luppolo).


Spostandoci in Francia, tra Tolosa e Bordeaux, troviamo invece nella città di Marmande, una birra aromatizzata con succo di pomodoro (ancora in fase sperimentale), mentre restando in ambito francofono, ma trasvolando in Canada, ecco per finire la "Crâââbe" del microbirrificio St.Pancras a Baie-Comeau, dove infine è nata una birra aromatizzata con carcasse di granchio.

E chi più ne ha, più ne metta...

mercoledì 3 giugno 2015

La Fox nei parchi Universal Studios ha iniziato a vendere la "vera" birra dei Simpson

Dopo infiniti "taroccamenti", la Twentieth Century Fox si è stancata. E alla fine ha deciso di commercializzare la "vera" birra Duff.

Da immaginaria a reale, insomma: la birra preferita da Homer Simpson ed amici nell'omonima celeberrima serie televisiva animata da qualche giorno è in vendita nei parchi a tema Universal Studios di Orlando, in Florida e di Hollywood, in California.

In passato, svariati produttori d'ogni sorta avevano provato a commercializzare la "Duff" senza però avere alcuna autorizzazione dai detentori del marchio registrato (tra l'altro Matt Groening, autore dei Simpson, dichiarò che non avrebbe mai concesso il marchio Duff Beer a un produttore di birra, perché secondo lui avrebbe potuto essere una forma di incoraggiamento al bere per i più giovani...).

Era accaduto in Colombia, in Germania (con la Duff Beer UG, per altro surrealmente finita in causa con un’altra birreria bavarese che aveva deciso di fare altrettanto), in Australia (dove un tribunale aveva decretato la distruzione di tutte le scorte) e in Messico (dove l'imprenditore Rodrigo Contreras aveva persino lanciato il sito duffmexico.com). 

Anche in Italia, un paio d'anni fa, il noto Pm torinese Guariniello aveva disposto il sequestro di 600 lattine identiche a quelle che appaiono in mano a Homer in tante puntate dei Simpson.

Il Duff pub ad Orlando, Florida
Ora la Fox ha deciso di fare sul serio, sgomberando il campo dalle ambiguità e dicendosi pronta a commercializzare la Duff "original" in Cile, Europa e naturalmente nel resto del Stati Uniti. Per la cronaca, negli Universal Studios erano già in vendita lattine di "Duff", ma finora all'interno c'era solo un energy drink.: ora, che poi la "nuova" Duff sia da considerarsi "vera" birra, solo l'assaggio regalerà ai posteri definitiva sentenza...

domenica 31 maggio 2015

Solo 75 abitanti, ma nel cuore del villaggio ceco c'è il distributore automatico di birra

Un pugno d'abitanti (75 in tutto) tra Praga e Brno. Pianeggiante campagna della Repubblica Ceca. Eppure questo villaggio è avanti anni luce. Almeno brassicolmente parlando...

Se passi da Uhrinovice, infatti, a piedi o in bicicletta, puoi fermarti e bere una birra. Dopo il post di sabato, restiamo nel campo della spillatura meccanizzata, perchè è di un distributore automatico che stiamo parlando. 


Piazzato però nella piazza del paese, come un dispenser di sigarette. Proprio allo stesso modo: tessera per verificare la maggiore età, monetine e via, la spillatura fai-da-te è fatta.

L'idea è nata in chiave di promozione turistica (l'unico pub del villaggio è aperto solo la sera). Vabbè, il bicchiere sarà di plastica, ma vuoi mettere una pilsener on the road in piena Repubblica Ceca? E a 0.73 euro alla pinta, poi...

venerdì 29 maggio 2015

Birra in bottiglia come quella alla spina grazie alle onde sonore

Ha tutta l'aria di uno di quegli aggeggi che promettono di "cambiarti la vita". Che ci riescano, poi, sarebbe da provare. Ma per 150 dollari, se anche non facesse il "miracolo", sarebbe un investimento sbagliato tutto sommato almeno non disastroso. E, ad ogni modo, "It's scientific!", spergiura lo slogan della campagna promozionale.


Si chiama Fizzics l'ultima diavoleria che arriva dalla California. Ed è una sorta di spillatore automatico creato, sulla carta, per tradurre in bicchiere, nella maniera più performante possibile, una bottiglia di birra.

Vale a dire, versare un'artigianale (ma non solo), appena stappata, rendendola il più possibile simile a una birra alla spina. Come? Niente aggiunta di Co2 supplementare, solo onde sonore ad alta frequenza in grado di creare una schiuma più compatta, frantumando le bolle più grandi in microbolle maggiormente uniformi e in grado di proteggere più efficacemente sapore ed aromi.

Nei fatti, spiega il produttore, basta inserire la bottiglia nel trabiccolo (portatile), infilare nel collo un tubo dal quale viene pescata la birra, chiudere e poi spillare. Mah



Nata per morire: l'ultima birra di Brewdog si autodistrugggerà entro 45 giorni

Nata per morire. "Born to die", l'ultima creazione (in serie limitata) di Brewdog, è una birra destinata ad esser consumata entro 45 giorni. 

L'ennesima IPA del colosso scozzese che ha rivoluzionato il mondo delle artigianali, negli ultimi anni (sebbene questa definizione vada francamente ormai stretta all'etichetta in kilt), reca in sè una sorta di "pulsante d'autodistruzione", proprio come nei film di James Bond. 


Le IPA sono uno stile di birra per definizione da "banco del fresco": oltre i tre mesi dalla produzione, tendono, infatti, a perdere il loro caratteristico profilo aromatico, sublimato da un uso del luppolo - nelle migliori interpretazioni - quasi "artistico".

In questo caso, le componenti volatili dei luppoli utilizzati in cottura e soprattutto dry hopping (aggiunta di luppolo effettuata a mosto freddo) sarebbero talmente accentuate da spasimare per un consumo ancor più veloce, in modo da non incorrere nel rischio di veder "svanire" (letteralmente) la "magia".

Solo due lotti per questa imperial IPA da 8.5 gradi, in "scadenza" il 4 luglio prossimo. Per molti, ma non per tutti, insomma. Che sia all'altezza della sua istantanea fama, difficile a dirsi: senza dubbio, un'altra geniale trovata di marketing per i mastri "higlanders".

mercoledì 27 maggio 2015

La svolta di Hammer: le artigianali dicono addio alla rifermentazione in bottiglia

Il birraio Marco Valeriani
“Lavoriamo completamente in contropressione. Non rifermentiamo nulla, qui”. Lo ha spiegato e ribadito più volte, il birraio Marco Valeriani, sabato durante l'open day d'inaugurazione (QUI L'ARTICOLO) del birrificio Hammer, nel Bergamasco. E ha dovuto farlo, perchè anche a molti degli stessi appassionati in visita al neonato impianto di Villa d'Adda, il concetto è suonato alle orecchie come una vibrazione quanto meno inattesa.

Quella che è comunemente nota come birra “artigianale” – in attesa del battesimo di definizioni più esaustive – e spesso semplicisticamente qualificata anche come “cruda”, è, infatti, in genere proprio sinonimo, fra le altre cose (insieme alla mancata pastorizzazione o alla non filtrazione), di rifermentazione in bottiglia. Ovvero di quel processo che chi fa la birra in casa conosce bene e che serve in genere a completare la maturazione, dando quel quid necessario di bollicine grazie all'aggiunta di zuccheri di cui i lieviti rimasti nel mosto fermentato si nutrono, insieme all'ossigeno, generando anidride carbonica.


Cosa che non avviene con la tecnica di infustamento e imbottigliamento “isobarica”, largamente utilizzata in campo industriale e in via di sempre maggior diffusione anche fra i produttori delle artigianali (la utilizzano già diversi marchi noti, molti dei quali specializzati soprattutto in birre a bassa fermentazione). “Lavorando in contropressione – ha spiegato il birraio - la birra viene addizionata di anidride carbonica nei serbatoi e poi viene confezionata già 'gasata' all'interno di bottiglie o fusti. Questo sistema consente di garantire, in particolare per certi stili di birra (dalle pils alle american IPA), freschezza e aromaticità decisamente più elevate, perché la birra non va mai a contatto con l'ossigeno, che tende inevitabilmente a degradare il profilo aromatico del prodotto”. 

Ma non si pregiudica una “evoluzione” del prodotto? “La rifermentazione – ha spiegato Marco Valeriani - porta nelle bottiglie lievito ed ossigeno. Ed è impossibile avere la certezza che il lievito sia in grado di 'mangiarsi' tutto l'ossigeno: è per questo che le birre invecchiano. Questo può avvenire in ogni caso anche nella isobarica, che è più delicata proprio perchè anche un minimo difetto, ad esempio nel raccordo di una tubatura, può portare un'aggiunta indesiderata (fin sopra alle cento parti per miliardo) di ossigeno che pregiudica la stabilità del prodotto tanto quanto la rifermentazione in bottiglia. Se non è perfetta... fai un disastro: la birra si ossida in due ore! Ma è una tecnologia che, se utilizzata bene, può al contrario dare un prodotto molto più fresco e fragrante”.


Birre insomma praticamente senza lievito vivo, molto più cristalline, sono uno dei nuovi percorsi che le artigianali sembrano destinati ad imboccare, insomma. Ma al tempo stesso birre che necessitano anche di protocolli per il controllo della qualità più stringenti. “Dobbiamo controllare  l'ossigeno disciolto nella birra prima che vada nella confezione  – ha concluso il birraio – E poi attraverso prove di laboratorio, su bottiglie o fusti campione”.

martedì 26 maggio 2015

Il birrificio bergamasco Hammer ha aperto per la prima volta sabato le porte al pubblico



Ha aperto le porte agli appassionati sabato, il birrificio Hammer di Villa d'Adda. Festa d'inaugurazione per la creatura di Fausto e Roberto Brigati, affidata alle sapienti mani del birraio Marco Valeriani, esperto dosatore di luppoli già fino a non molti mesi fa artefice di creazioni pluripremiate per il brianzolo Menaresta.



Un'intera giornata durante la quale l'impianto bergamasco, sulla carta fra i primi venti in Italia per modernizzazione e capacità produttiva, si è schiuso per la prima volta agli occhi del pubblico. Un birrificio avveniristico, anzi un vero laboratorio, al quale i pochi fortunati protagonisti di un percorso guidato di visita hanno infatti messo piede, in mattinata, non senza sovrascarpe usa e getta "chirurgiche", una volta varcata la soglia. Nel video, una panoramica degli impianti in "presa diretta", commentata dalla viva voce del birraio.



Anche se la particolarità, a livello tecnologico, della nuova realtà produttiva sta soprattutto in un tecnica di infustamento e imbottigliamento in via di sempre maggior diffusione anche nell'universo delle artigianali, in grado di prendere il meglio dal mondo delle industriali per dar vita a birre ancor più d'alta qualità.

venerdì 22 maggio 2015

Una birra per celebrare l'800esimo anniversario della Magna Charta

Una birra per celebrare l'800esimo anniversario della Magna Charta. A produrla, il birrificio inglese Batemans, del Lincolnshire, contea che riveste storicamente anche un ruolo importante in relazione al documento, ospitandone una delle ultime quattro stesure originasli superstiti.


"Magna Carta è una parte estremamente importante della nostra storia, quindi quale modo migliore per celebrare questo traguardo che sollevare al cielo un bicchiere di birra", ha commentato Stuart Bateman, Amministratore delegato di Batemans Brewery.

La Magna Charta Libertatum è il primo documento, con cui il re Giovanni Senza Terra (fratello del famoso re Riccardo Cuor di Leone) riconobbe i diritti dei feudatari, della Chiesa, delle città inglesi e di tutti gli uomini liberi, nei confronti del sovrano d'Inghilterra. Fu scritta in latino il 15 giugno 1215. E' stata interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini.

giovedì 21 maggio 2015

La birra nel deserto si fa catturando l'acqua dalla nebbia

Come produrre birra in uno dei luoghi più aridi del pianeta? Facile (si fa per dire): catturando le goccioline d'acqua sospese nella nebbia.

Questa l'incredibile trovata di un gruppo di ingegnosi produttori cileni, che nel deserto dell'Atacama hanno escogitato un sistema per intercettare l'acqua in sospensione, attraverso reti a trama fitta che imbrigliano le gocce e le convogliano in appositi serbatoi di raccolta, là dove precipitano meno di 0,004 pollici di pioggia all'anno, riuscendo a tradurre ben 24mila litri in bottiglie nell'arco di dodici mesi. 

“Atrapaniebla” il nome della scottish ale prodotta nella città di Peña Blanca.