sabato 4 aprile 2015

Un altro video prende in giro gli "esperti di birra", ma questa volta è autoironia

Ricordate il famoso spot lanciato a inizio febbraio dalla Budweiser (“Le persone a cui piace la nostra birra, le birre non le dissezionano... a loro piace semplicemente bere birra”, era lo slogan) per prendere in giro quei “secchioni” degli appassionati di birra artigianale? [CLICCA QUI]


Anche un altro produttore ha deciso ora di puntare su un marketing particolarmente graffiante. Ma questa volta non per dipingere nerd occhialuti come degli “sfigati”, quanto più per affrontare con una bella dose di autoironia alcuni dei vizi più diffusi fra gli appassionati di birre. Affinchè i cosiddetti beer-geek non finiscano insomma per trascendere in beer-snob o beer-nerd. 

video

L'idea è del birrificio artigianale Indie Ale House di Toronto, che attraverso una divertente clip ha voluto stigmatizzare gli eccessi di cui si rendono a volte protagonisti i sedicenti “esperti di birra”.

La scena è ambientata davanti a un bancone e ad una serie di spine. Il publican accoglie tre clienti con un serafico “Benvenuti alla nostra scuola sulla cultura della birra, sono qui per mostrarvi com'è facile gustare una buona birra”.

Il primo immediatamente ribatte "Ma io sono già qualificato!", e tira fuori dal cilindro tanto di diploma (con riportato il 2027 perché sostiene che sia la sua data di morte prevista). Poi infila due dita nella birra e sentenzia: "Orzo tostato, luppolo, acqua e lievito". E al barista che osserva divertito: "Wow, hai appena elencato gli ingredienti di ogni stout!", la caricatura dell'esperto si prodiga a quel punto  in una dotta citazione: "Sapete che l'Imperial Stout, conosciuta anche come Russian Imperial Stout, è una birra scura forte che venne prodotta per la prima volta nel XVIII secolo nel birrificio di Thrale a Londra? E' vero, l'ho letto su Internet!".

Poi è la volta di una graziosa signorina con tanto di occhiali a montatura spessa, alla quale il publican chiede se sa come si gusta una birra. Lei risponde: "Certo che lo so, sono un'esperta di birra e odio quasi tutto quello che bevo! Questo non significa forse che so gustare una birra? Questa (riferita alla birra che ha di fronte, ndr) non è di certo un'IPA, che schifo!". E il barista: "Ma questa è un'IPA!".


Terzo siparietto, il “sommelier”. "Anch'io so come si gusta una birra – mentre odora e assaggia un boccale -  Sentite: ciliegia... no lampone.. no è corda... no, sono dita! dita umane! Le mettono nell'India dell'est! Boh, non so cosa sto facendo..."

E dopo la carrellata di stramberie, arriva la conclusione proverbiale del publican. "Ok ragazzi, ora vi darò la prima e unica lezione dell'Ale House School: cercate la birra che vi piace, prendetela, la birra va in bocca". Alla fine, il trio si lascia educare e "Non è così male" è il commento generale. Tanto che la ragazza che voleva un'altra IPA si sente proporre dal publican "Perché non provi una porter?" e arriva addirittura ad ammettere: "Non la odio!". "Vedete, è facile: la birra va in bocca!", ribadisce il barista ("Beer goes in your mouth!", ripete come un mantra).

[Grazie per il prezioso aiuto alla traduttrice (e amica birrofila) Ilaria Locatelli! Contattatela: ilaria-locatelli@libero.it]

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